Documento di seduta

 

25.1.2011                                                                                                                B7‑0078/2011

PROPOSTA DI RISOLUZIONE

presentata a seguito di una dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento

sulla situazione in Tunisia

Hélène Flautre, Franziska Brantner, Nicole Kiil-Nielsen, Barbara Lochbihler, Cahterine Grèze, Frieda Brepoels, Daniel Cohn-Bendit

a nome del gruppo Verts/ALE

 

B7‑0078/2011

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Tunisia

Il Parlamento europeo,

–    visto l'accordo euromediterraneo di associazione tra l'Unione europea e la Repubblica tunisina, in vigore dal 1° marzo 1998,

 

–    vista la comunicazione della Commissione, del 12 maggio 2004, sulla politica europea di prossimità e il piano d'azione UE-Tunisia, entrato in vigore il 4 luglio 2005,

 

–    vista la sua relazione, del 16 febbraio 2006, sulla clausola relativa ai diritti dell'uomo e alla democrazia negli accordi dell'Unione europea,

 

–    visti gli orientamenti del Consiglio sul sostegno ai difensori dei diritti umani, adottati nel giugno 2004 e aggiornati nel dicembre 2008,

 

–    vista la relazione del gruppo di lavoro del Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, del 10 aprile 2008, sull'esame periodico universale della Tunisia,

 

–    viste le conclusioni del Consiglio Affari generali e relazioni esterne, dell'8 e 9 dicembre 2008, sul rafforzamento delle relazioni bilaterali tra l'UE e i partner europei,

 

–    vista la dichiarazione dell'Unione europea, dell'11 maggio 2010, a seguito dell'ottava riunione del Consiglio di associazione UE-Tunisia,

 

–    vista la relazione di monitoraggio sulla Tunisia del 12 maggio 2010,

 

–    vista la sua relazione, del 14 maggio 2010, sulla politica dell'Unione europea a favore dei difensori dei diritti umani,

 

–    viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione dei diritti dell'uomo in Tunisia e, in particolare, le risoluzioni del 29 settembre 2005, 15 dicembre 2005 e 15 giugno 2005,

 

–    viste le dichiarazioni del 10 e 17 gennaio 2011, dell'Alto rappresentante dell'UE, Catherine Ashton, e del Commissario per l'allargamento e la politica di vicinato, Stefan Füle,

 

–    visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

 

A.  considerando che il gesto disperato di Mohammed Bouazizi, che si è dato fuoco il 17 dicembre 2010 a Sidi Bouzid, ha scatenato una sommossa popolare in cui si chiedeva un profondo cambiamento politico in Tunisia,

 

B.   considerando che il movimento pacifico di protesta si è diffuso in tutta la Tunisia ed è stato represso con violenza dalle forze dell'ordine, che hanno fatto oltre un centinaio di vittime, e sottolineando in particolare l'uso di armi da fuoco contro i manifestanti, le esecuzioni sommarie, gli arresti arbitrari, le torture nei confronti di detenuti e le sparizioni forzate,

 

C.  considerando la partenza del presidente Ben Ali il 14 gennaio 2011 e la sua sostituzione definitiva, ai sensi dell'articolo 57 della Costituzione tunisina, e osservando a tale proposito il ruolo chiave svolto dall'esercito, sia in termini di tutela dei manifestanti e della popolazione che in termini di sostegno al cambiamento,

 

D.  considerando che i miliziani dell'ex presidente Ben Ali continuano a seminare il terrore fra la popolazione e a commettere numerosi abusi e, quindi, a costituire un reale pericolo per l'intera popolazione,

 

E.   considerando che le relazioni tra l'Unione europea e la Tunisia sono disciplinate, dal 17 luglio 1995, da un accordo di associazione che include una "clausola sui diritti dell'uomo" e, dal 4 luglio 2005, da un piano d'azione basato, nel quadro della politica europea di vicinato, sul rispetto reciprocamente riconosciuto di valori comuni quali la democrazia, lo Stato di diritto, il buon governo e il rispetto dei diritti dell'uomo, a norma degli articoli 8 e 21 del TUE,

 

F.   considerando l'incapacità dell'Unione europea di sviluppare una politica estera realmente coerente ed efficace nei confronti dei suoi partner; sottolineando in particolare la debolezza dei meccanismi di cooperazione tra l'UE e la Tunisia ed evidenziando ancora una volta la richiesta del Parlamento europeo di associare sistematicamente le "clausole sui diritti umani " degli accordi di associazione a un meccanismo per l'effettiva attuazione della clausola,

 

G.  considerando in questo contesto che la revisione in corso della politica di vicinato deve imperativamente e in modo sistematico riflettere i valori e i principi di cui all'articolo 21 del TUE, consentire una maggiore vigilanza quanto al rispetto di questi valori, fornire meccanismi di valutazione chiari e precisi in grado di accompagnare reali riforme nel campo del rispetto e della promozione dei diritti dell'uomo e della democrazia, dello sviluppo sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale e introdurre una clausola di condizionalità per quanto riguarda la concessione dello status avanzato,

 

1.   esprime la sua solidarietà al popolo tunisino il quale, spinto da legittime aspirazioni democratiche, ha portato il suo paese a una svolta politica storica, mettendo fine a ventitré anni di dittatura; plaude a tale proposito al suo coraggio e alla sua determinazione durante le quattro settimane di manifestazioni pacifiche e sottolinea l'importante ruolo svolto dalle donne; esprime il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime;

 

2.   accoglie favorevolmente e sostiene con vigore il processo di transizione democratica in Tunisia e chiede la formazione di un governo di transizione aperto alle diverse componenti della società civile e che goda della fiducia della popolazione; considera discutibile il mantenimento di figure emblematiche del regime Ben Ali in posizioni ministeriali di rilievo, nella fattispecie al Ministero degli interni;

 

3.   si compiace delle prime decisioni prese quanto al rilascio dei prigionieri politici e di coscienza, lo scioglimento del ministero dell'informazione, la garanzia della libertà di espressione, il riconoscimento di tutti i partiti dell'opposizione e l'apertura della possibilità di registrazione delle ONG;

 

4.   accoglie con favore l'istituzione di tre commissioni nazionali sugli eventi successivi al 17 dicembre 2010, la lotta contro la corruzione e la riforma istituzionale e legislativa; ritiene che il lavoro di dette commissioni si inserisca pienamente nel processo di riforma e di democratizzazione del paese e auspica che le loro raccomandazioni siano prese in considerazione nel contesto delle riforme legislative e istituzionali a venire;

 

5.   ritiene essenziale che queste commissioni possano essere composte da personalità indipendenti della società civile, disporre di un reale potere di indagine, contare sulla collaborazione di tutti i servizi statali e sulle risorse umane e di bilancio necessarie per funzionare efficacemente; ritiene necessario che tali commissioni possano beneficiare delle competenze e del sostegno dell'Alto commissario per i diritti dell'uomo e dei pertinenti meccanismi delle Nazioni Unite;

 

6.   sottolinea l'importanza di creare le condizioni necessarie per lo svolgimento di elezioni legislative e presidenziali libere e trasparenti, sotto osservazione internazionale, entro un lasso di tempo ragionevole che permetta la creazione di un contesto veramente democratico conforme agli standard internazionali;

 

7.   sottolinea l'importanza di sostenere l'emergere di una magistratura indipendente e avviare un processo di transizione della giustizia;

 

8.   invita il Consiglio, il Servizio europeo per l'azione esterna e la Commissione a sostenere pienamente il processo di transizione democratica in atto fornendo sostegno politico e finanziario alla società civile e alle riforme necessarie per la democratizzazione del paese, in particolare in termini di libertà di espressione, di opinione, di stampa, di associazione, di riunione e dell'indipendenza della magistratura;

 

9.   chiede che il piano d'azione sia riorientato verso un programma di sostegno alla transizione democratica, in particolare rafforzando programmi destinati alla società civile in tutti gli strumenti finanziari esistenti e, se necessario, l'assistenza umanitaria; a questo proposito, chiede di aumentare i finanziamenti comunitari destinati alla Tunisia; sottolinea l'importanza di sostenere le organizzazioni che lavorano per promuovere i diritti delle donne e chiede l'organizzazione di una conferenza sulle donne e la transizione democratica sotto l'egida di Catherine Ashton;

 

10. chiede al Servizio europeo per l'azione esterna e alla Commissione di adottare tutte le misure necessarie per sostenere pienamente la creazione e il lavoro delle tre commissioni nazionali;

 

11. sostiene la proposta congiunta dell'Alto rappresentante dell'Unione europea, Catherine Ashton, e del Commissario per l'allargamento e la politica europea di vicinato, Stefan Füle, di fornire assistenza elettorale immediata e li esorta a non limitarsi alla fase elettorale, ma a tenere conto della necessità di accompagnare il processo di democratizzazione; esorta l'UE a svolgere un ruolo dinamico a tale riguardo;

 

12. insiste sul fatto che tutti i negoziati avviati con il precedente regime siano sospesi in attesa di elezioni libere e democratiche;

 

13. chiede all'Unione europea di adottare sanzioni mirate, incluso il divieto di visto, contro quanti hanno sviato, a proprio beneficio, il patrimonio tunisino e invita gli Stati membri che non lo hanno ancora fatto ad assicurare che i beni delle famiglie Ben Ali e apparentate siano congelati e il "maltolto" restituito alla Tunisia;

 

14. chiede ai rappresentanti dell'UE e degli Stati membri di assicurare il coinvolgimento di tutte le componenti della transizione democratica nel dialogo diplomatico; chiede a tale proposito che i rappresentanti dell'UE e degli Stati membri presso Tunisi siano in grado di far proprio il nuovo corso politico e di ricevere il sostegno e la fiducia dei soggetti del cambiamento; invita a tal fine l'UE a nominare un inviato speciale in Tunisia;

 

15. esorta l'UE a trarre lezioni dall'esempio tunisino e a rivedere la sua politica a sostegno della democrazia e dei diritti dell'uomo, per offrire alla società civile un ruolo centrale in tale politica, e prevedendo altresì l'introduzione di un meccanismo di attuazione della "clausola sui diritti dell'uomo"; insiste sul fatto che la revisione della politica di vicinato ha ormai quale priorità l'effettiva attuazione degli obiettivi fissati dall'articolo 21 del trattato e deve essere valutata in funzione di criteri quali l'indipendenza della giustizia, il rispetto delle libertà fondamentali, il pluralismo e la libertà di stampa e la lotta contro la corruzione;

 

16. chiedere la costituzione di una task force interistituzionale, che includa il Parlamento europeo, al fine di ridefinire le azioni prioritarie da sostenere nei prossimi mesi e riorientare, in funzione delle necessità, i fondi dei diversi strumenti finanziari di assistenza esterna utilizzati sinora in Tunisia;

 

17. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, al Servizio europeo per l'azione esterna e alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo di transizione della Tunisia e a tutti gli agenti di cambiamento, e all'Alto commissario per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite.