Documento di seduta

 

4.2.2014                                                                                                                  B7‑0141/2014

PROPOSTA DI RISOLUZIONE

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento

sulla situazione in Siria

( 2014/2547(RSP) )

Charles Tannock, Ruža Tomašić, Ryszard Czarnecki, Tomasz Piotr Poręba, Ryszard Antoni Legutko, Adam Bielan

a nome del gruppo ECR

 

B7‑0141/2014

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Siria

( 2014/2547(RSP) )

Il Parlamento europeo,

–       viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria,

–       viste le conclusioni del precedente Consiglio affari esteri sulla Siria, più recentemente quelle del 18 novembre 2013 e del 20 gennaio 2014,

–       viste le precedenti dichiarazioni sulla Siria del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza,

–       viste le precedenti risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla Siria,

–       vista la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 27 settembre 2013 sulla distruzione delle armi chimiche siriane (S/RES/2118- (2013)),

–       viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria[1], in particolare quella del 12 settembre 2013 sulla situazione in Siria e quella del 9 ottobre 2013 sulle misure adottate dall'UE e dagli Stati membri per affrontare il flusso di rifugiati a seguito del conflitto in Siria[2],

–       vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–       visti le convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,

–       visto il protocollo sul divieto dell'impiego in guerra di gas asfissianti, tossici e similari e di mezzi batteriologici, firmato a Ginevra il 17 giugno 1925,

–       vista la convenzione sull'interdizione della messa a punto, della produzione e dell'immagazzinamento delle armi batteriologiche (biologiche) e tossiniche e sulla loro distruzione, firmata a Londra, Mosca e Washington il 10 aprile 1972,

–       visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, la Convenzione sui diritti del fanciullo e il relativo protocollo opzionale concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, nonché la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, tutti sottoscritti dalla Siria,

–       viste le relazioni della commissione d'inchiesta internazionale indipendente sulla Siria, più recentemente quella del 11 settembre 2013,

–       vista la comunicazione congiunta dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione europea del 25 maggio 2011 dal titolo "Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento",

–       visto il comunicato finale elaborato dal Gruppo d’azione per la Siria in data 30 giugno 2012, in appresso denominato “il comunicato di Ginevra”,

–       visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.     considerando che i disordini e lo spargimento di sangue in Siria si protraggono ormai da tre anni, senza che vi sia attualmente alcuna prospettiva apparente che gli scontri possano finire;

B.     considerando che i disordini civili e la brutale repressione perpetrata dalle autorità siriane sulla popolazione del paese, nell’ambito della quale pare siano state utilizzate anche armi chimiche, hanno trascinato il paese in uno stato di guerra civile, che rischia a sua volta di creare un conflitto regionale più ampio;

C.     considerando che più di 110.000 siriani hanno perso la vita dall'inizio degli scontri;

D.     considerando che in Siria, nel 2013, sono stati uccisi oltre 1200 cristiani; considerando che la popolazione cristiana in Siria è stimata a circa 1,3 milioni;

E.     considerando che il numero complessivo di rifugiati siriani registrati si attesta attualmente a più di due milioni, mentre gli sfollati sono circa nove milioni;

F.     considerando che il presidente Assad ha ignorato in più occasioni le innumerevoli richieste avanzate dalla comunità internazionale di porre fine alle terribili violenze in Siria;

G.     considerando che le violenze, come l'uso dell'artiglieria pesante e il bombardamento di zone abitate, e le spaventose uccisioni perpetrate dall'esercito e dalle forze di sicurezza siriani, dalla milizia Shabiha e da varie forze di opposizione continuano ad inasprirsi;

H.     considerando che più volte si sono registrati massacri e uccisioni di massa mirate (a bruciapelo) di uomini, donne e bambini;

 

I.      considerando che negli ultimi mesi è drasticamente cresciuto il ricorso alla tortura, agli arresti di massa e alla distruzione su vasta scala di zone popolate;

J.      considerando che migliaia di siriani fuggono ogni giorno dagli scontri verso i paesi vicini in cerca di sicurezza e protezione, per poi restare vulnerabili nei campi profughi;

K.     considerando che i paesi che risentono maggiormente delle conseguenze del conflitto e dell'afflusso di rifugiati sono il Libano, la Giordania e la Turchia;

 

L.     considerando che numerose segnalazioni indipendenti confermano che nell'attacco al Ghouta orientale del 21 agosto 2013 sono state utilizzate armi chimiche;

M.    considerando che l'uso di armi chimiche costituisce un crimine di guerra proscritto dal protocollo di Ginevra e dallo statuto della Corte penale internazionale;

N.     considerando che, sebbene la Siria sia uno dei pochissimi paesi a non aver ratificato la convenzione sulle armi chimiche delle Nazioni Unite, le disposizioni ivi contenute possono comunque essere considerate applicabili in virtù del diritto internazionale consuetudinario;

O.     considerando che i rappresentanti del governo siriano e i membri della Coalizione nazionale delle forze siriane rivoluzionarie e di opposizione hanno accettato di partecipare ai colloqui di pace internazionali convocati dall'inviato di pace delle Nazioni Unite in Siria, Lakhdar Brahimi, e tenutisi a Montreux e a Ginevra dal 22 al 28 gennaio 2014; considerando che un ulteriore ciclo di colloqui di pace, proposto dal sig. Brahimi, dovrebbe iniziare il 10 febbraio 2014;

1.      deplora le violenze, le intimidazioni e le torture perpetrate contro uomini, donne e bambini da coloro che hanno preso parte al conflitto interno in Siria;

2.      condanna con la massima fermezza l'uccisione di massa di civili avvenuta il 21 agosto 2013 mediante armi chimiche e si compiace degli sforzi internazionali per distruggere le scorte di armi chimiche accumulate dal regime siriano; esorta tutte le parti a lavorare insieme per garantire una rimozione rapida e completa di tutte le armi chimiche dalla Siria;

3.      accoglie con favore la conferenza di Ginevra II e l'impegno dimostrato dai membri dell'opposizione siriana nei confronti dei principi contenuti nel comunicato di Ginevra; sottolinea la necessità di effettuare progressi al momento della ripresa dei colloqui di pace e, in particolare, l’esigenza che la comunità internazionale e tutte le parti coinvolte nel conflitto siriano operino per ottenere una soluzione politica ai combattimenti in Siria sulla base di tali principi; esorta inoltre la comunità internazionale a impegnarsi in una pianificazione concreta della transizione democratica post-Assad in Siria;

4.      riconosce l'urgente necessità di concentrare gli sforzi internazionali e regionali al fine di risolvere la crisi siriana; continua a esortare tutti i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad onorare le proprie responsabilità riguardo alla crisi siriana; esorta tutti i paesi impegnati attivamente nella ricerca di una soluzione alla crisi a sostenere tali sforzi;

5.      esprime profonda preoccupazione per la crisi umanitaria in corso in Siria e le conseguenze sui paesi vicini; si dichiara, inoltre, preoccupato per l'esodo a tutt'oggi inarrestabile dei rifugiati dalla Siria; invita a concludere accordi per garantire un accesso e un’uscita umanitari immediati e totali dalle zone sotto assedio, senza timore di future rappresaglie;

 

6.      deplora il peggioramento della situazione per molte minoranze della Siria, compresa la comunità cristiana del paese, e condanna fermamente l'elevato numero di uccisioni di cristiani in Siria;

7.      plaude alla risposta dei governi dei paesi vicini, in particolare la Turchia e il Libano, che hanno fornito assistenza umanitaria ai rifugiati siriani; riconosce che gli aiuti offerti hanno messo sotto ulteriore pressione i servizi esistenti e i bilanci dei detti paesi; invita la comunità internazionale a sostenere i paesi interessati;

8.      osserva che il presidente Assad, in quanto capo dello Stato siriano sotto il profilo costituzionale e legale, ha la responsabilità ultima di tutti gli atti compiuti dalle forze armate in Siria; esorta il presidente Assad a riconoscere che il popolo siriano rifiuta il suo regime e a farsi da parte nell'interesse superiore del suo paese e dell'unità del suo popolo;

9.      invita tutte le parti in Siria a rispettare i principi dei diritti umani e della democrazia e ad impegnarsi insieme alla comunità internazionale per giungere a una conclusione pacifica del conflitto;

10.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale della Lega araba, al governo e al parlamento della Repubblica araba siriana nonché ai governi e ai parlamenti dei paesi vicini alla Siria.

 

[1] Testi approvati, P7_TA(2013)0378
[2] Testi approvati, P7_TA(2013)0414