Documento di seduta

 

B8-0055/2016

14.1.2016

PROPOSTA DI RISOLUZIONE

presentata a seguito di una dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento

sul processo di pace in Colombia

( 2015/3033(RSP) )

Javier Couso Permuy, Neoklis Sylikiotis, Paloma López Bermejo, Angela Vallina, Marina Albiol, Sofia Sakorafa, Takis Hadjigeorgiou, Fabio De Masi, Rina Ronja Kari, Helmut Schölz, Katerina Konecna, Jiri Mastalka, Marie-Christine Vergiat, Miguel Urban, Tania González, Xabier Benito, Lola Sánchez, Estefanía Torres, Barbara Spinelli, Inês Zuber, Kostas Chrysogonos, Dimitrios Papadimoulis, Stelios Kouloglou

a nome del gruppo GUE/NGL

 

B8-0055/2016

Risoluzione del Parlamento europeo sul processo di pace in Colombia

( 2015/3033(RSP) )

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Colombia,

–  visto il comunicato congiunto n. 60 sull'accordo per una giurisdizione speciale per la pace, firmato all'Avana il 23 settembre 2015,

–  visti i comunicati congiunti nn. 61, 62, 63 e, in particolare, n. 64 sull'accordo riguardante le vittime del conflitto, "Sistema integrale di verità, giustizia, riparazione e non reiterazione", che prevede la giurisdizione speciale per la pace, e l'impegno sui diritti umani, firmato all'Avana il 15 dicembre 2015, nonché la bozza comune "Punto 5: accordo sulle vittime del conflitto" recante la stessa data,

–  vista la dichiarazione di Bruxelles delle parlamentari e dei parlamentari della Sinistra dell'Assemblea parlamentare euro-latinoamericana per quanto riguarda il processo di pace in Colombia, del giugno 2016,

–  visto il punto 44 del messaggio che la delegazione del PE all'Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (EuroLat) ha indirizzato al II vertice CELAC-UE di Bruxelles sulla fine del conflitto interno fra il governo della Colombia e le FARC (Forze armate rivoluzionarie della Colombia),

–  vista la dichiarazione di Bruxelles approvata l'11 giugno 2015 al termine del II vertice CELAC-UE,

–  viste le dichiarazioni dell'alto rappresentante dell'UE, Federica Mogherini, del 16 dicembre 2015 sull'accordo riguardante le vittime del conflitto in Colombia e del 24 settembre 2015 sull'accordo per la giustizia di transizione in Colombia, come pure la sua dichiarazione del 1° ottobre 2015 sulla nomina di Eamon Gilmore quale inviato speciale dell'Unione per il processo di pace in Colombia,

–  visto l'accordo commerciale multilaterale tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Colombia e il Perù, dall'altra, firmato a Bruxelles il 26 luglio 2012,

–  vista l'XI relazione della Delegazione asturiana di verifica dello stato dei diritti umani in Colombia, relativa al 2015,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il 19 novembre 2012 si è costituita all'Avana (Repubblica di Cuba) la Mesa de Conversaciones (tavolo di colloqui) tra il governo della Colombia e le FARC, dopo la firma il 26 agosto 2012 del documento "Accordo generale per la fine del conflitto e la costruzione di una pace stabile e duratura", realizzando il desiderio del popolo colombiano di vivere in pace, e riconoscendo che la costruzione della pace riguarda la popolazione nel suo complesso, che lo Stato ha il dovere di promuovere i diritti umani in tutto il suo territorio e che lo sviluppo economico e sociale equo deve essere garante della pace;

B.  considerando che, durante le varie fasi della trattativa all'Avana, il governo e le FARC hanno concluso le bozze di accordo "Verso una nuova campagna colombiana: riforma rurale globale", "Partecipazione politica: apertura democratica per costruire la pace", "Soluzione al problema delle droghe illegali", "Giurisdizione speciale per la pace" e "Accordo sulle vittime del conflitto";

C.  considerando l'importanza fondamentale dell'ultimo accordo parziale nel punto relativo alle vittime, che prevede la creazione di una giurisdizione speciale per la pace e di un tribunale che potrà giudicare tutti i responsabili del conflitto, compresi i militari, i paramilitari, i guerriglieri e i civili, e rappresenta probabilmente il progresso più importante in tre anni di negoziati;

D.  considerando che in questa fase le principali questioni in sospeso sarebbero le condizioni alle quali sarà dichiarato il cessate il fuoco bilaterale e il meccanismo per la convalida popolare degli accordi raggiunti tra il governo e le FARC;

E.  considerando che i colloqui all'Avana sono ripresi il 13 gennaio e che, secondo le dichiarazioni del capo negoziatore del governo colombiano, il cessate il fuoco e il termine delle ostilità devono essere bilaterali, a tempo indeterminato e verificabili, e potrebbero essere raggiunti questo stesso mese;

F.  considerando che lo scorso 23 settembre 2015 il governo della Colombia e le FARC hanno annunciato la conclusione di un accordo sulla creazione di una giurisdizione speciale per la pace che soddisfi i diritti delle vittime e contribuisca alla costruzione di una pace stabile e duratura, e che a tal fine le parti hanno concordato l'istituzione di un sistema integrale di verità, giustizia, riparazione e non reiterazione, che comprende la creazione di una commissione per il chiarimento della verità, la convivenza e la non reiterazione, come pure garanzie di non reiterazione delle cause del conflitto e delle vittime da esso causate;

G.  considerando che, una volta raggiunti i suddetti accordi sulla cosiddetta giustizia per la pace e sulle vittime del conflitto, i negoziatori hanno compiuto un passo significativo verso la pace, che appare irreversibile dal momento che entrambe le parti si sono fissate un termine massimo di sei mesi per raggiungere la pace a partire dalla conclusione dell'accordo sulla creazione di una giurisdizione speciale per la pace, stabilendo il 23 marzo 2016 quale data orientativa;

H.   considerando che il risarcimento delle vittime e la garanzia di non reiterazione sono elementi fondamentali per il raggiungimento di una pace giusta e duratura;

I.  considerando che la creazione di una giurisdizione speciale per la pace risponde alla necessità di trovare un sistema speciale di giustizia, a norma del diritto internazionale, che sanzioni i responsabili delle gravi violazioni dei diritti umani e delle gravi infrazioni al diritto internazionale umanitario avvenute nel corso del conflitto e risarcisca le vittime, facilitando al contempo l'abbandono delle armi;

J.  considerando che la suddetta giurisdizione speciale:

–  riconosce la necessità di condannare gli autori di crimini commessi durante il conflitto, introducendo meccanismi di giustizia riparativa insieme a meccanismi di giustizia retributiva;

–  prevede un regime differenziato sia di limitazione che di privazione della libertà, in funzione del riconoscimento precoce o tardivo della verità e della responsabilità per i reati gravi o del mancato riconoscimento di tale responsabilità, con pene che variano, in caso di condanna, da 5 a 8 anni e fino a 20 anni, rispettivamente, e con luoghi e condizioni del regime di esecuzione delle pene limitative o privative della libertà che variano anch'essi in funzione del grado di riconoscimento della verità e della responsabilità;

–  prevede che, al termine delle ostilità, lo Stato colombiano conceda l'amnistia più ampia possibile per i reati politici e reati connessi, in conformità con il diritto internazionale umanitario, senza che però questa si applichi agli autori di delitti contro l'umanità e di genocidio e di crimini di guerra gravi, e nemmeno agli autori di altri reati gravi come presa di ostaggi, tortura, trasferimento forzato, sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali, sottrazione di minori e violenza sessuale;

K.  considerando che nel 2014 e in parte del 2015 si è registrato un aumento delle sparizioni forzate in Colombia; che non esistono dati consolidati sulle persone scomparse nel paese, che sono 21.000 secondo il Registro Nacional de Desaparecidos, 44.841 secondo il Registro Único de Víctimas e 69.000 secondo la Procura generale nazionale; considerando la mancanza di progressi nei casi di sparizioni forzate, dato che per più dell'80% delle denunce le indagini sono alla fase preliminare e non mostrano progressi significativi;

L.  considerando che il "paramilitarismo" continua attualmente a rappresentare la formula utilizzata per esercitare il dominio economico, politico e sociale sul popolo colombiano; che questi gruppi armati paramilitari sono stati e sono utilizzati da élite politiche ed economiche colombiane e da imprese multinazionali straniere che, ricorrendo ad essi, sono riuscite a imporre progetti economici collegati ad attività estrattive (estrazione mineraria su larga scala), allevamenti estensivi e monocolture, mediante espropri e vendite forzate di terre, causando massicci spostamenti di popolazione come nell'area del Pacifico;

M.  considerando che la Colombia è il secondo paese al mondo, dopo l’Afghanistan, per numero di vittime civili delle mine antipersona e che un rapido ed efficiente sminamento del suo territorio sarà essenziale, una volta raggiunta la pace, per evitare altre vittime e cancellare i segni di conflitto;

N.  considerando che fra l’UE e la Colombia vige dal 2013 un accordo commerciale multilaterale che ha suscitato critiche e opposizione da parte dei movimenti sociali e sindacali tanto in America latina che nell’Unione europea;

O.  considerando che la Colombia, con oltre 47 milioni di abitanti, tra cui 102 popolazioni autoctone che parlano 64 lingue ufficiali nei loro territori, 4,4 milioni di afrocolombiani e circa 5.000 persone di etnia rom, è, secondo il PNUS (il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo), uno dei paesi con più disuguaglianze al mondo, e che le disuguaglianze tendono ad aumentare per l’impatto degli accordi di libero scambio e dei progetti d'investimento nel settore minerario e in quello dell’energia;

P.  considerando che la crescita economica del paese, lungi dal recare beneficio alla maggioranza della popolazione, aumenta il conflitto sociale, essendo i tassi di povertà superiori al 30,7 %; che le condizioni storiche di esclusione e mancanza di equità, insieme con la violenza dello Stato, sono tra le cause dirette del conflitto armato;

Q.  considerando che nel paese si registra un acuirsi del conflitto sociale per le decisioni del governo di concessione di licenze per grandi progetti d'investimento, senza trasparenza e informazione pubblica sugli impatti sociali e ambientali e senza la consultazione preventiva dei popoli e delle comunità prevista dalla convenzione OIL n. 169;

R.  considerando che le multinazionali operano come agenti della spoliazione violenta nel paese, utilizzando meccanismi legali con la connivenza di istituzioni che legalizzano le vendite forzate di terre, gli arresti arbitrari e i procedimenti giudiziari basati su segnalazioni,

S.  considerando che la restituzione delle terre espropriate con la violenza procede con lentezza per mancanza di volontà politica al livello locale, dove gli autori delle spoliazioni mantengono il controllo politico e armato;

T.  considerando che nel paese continua in varie forme la persecuzione dei sindacalisti, con una "cultura antisindacale" propria del blocco di potere controinsurrezionale che ha radicato il pregiudizio secondo cui i lavoratori sindacalizzati costituiscano una minaccia interna per la stabilità del paese; che la Colombia è il paese col maggior numero al mondo di sindacalisti assassinati – dal 1986, secondo la CUT (Central Unica de Trabajadores) sarebbero circa quattromila – e che ugual sorte è toccata a un gran numero di leader contadini; che l’ondata di mobilitazioni sociali degli ultimi anni ha ricevuto una risposta repressiva e in alcuni casi brutale da parte della forza pubblica;

U.  considerando che la Colombia mantiene un ritmo annuo costante di trasferimenti forzati, con oltre sei milioni di sfollati, ed è quindi il paese in cui è presente la seconda maggiore crisi umanitaria al mondo, superato solo dalla Siria, secondo dati dell'UNHCR;

V.  considerando che, secondo il "Registro Único de Víctimas", tra il 1985 e il 2012 sono stati trasferiti circa 2.520.000 minori, e che negli ultimi 20 anni circa 13.000 minorenni sono stati reclutati da gruppi armati illegali;

1.  ribadisce il suo più completo appoggio al processo di pace tra il governo colombiano e i guerriglieri delle FARC; ritiene che esso costituisca un passaggio significativo nella ricerca di un accordo definitivo che ponga fine al conflitto armato interno della Repubblica di Colombia;

2.  appoggia una soluzione politica del conflitto che assicuri giustizia e riparazione alle vittime e includa la soluzione del problema dell’accesso alla terra, base strutturale del conflitto, al fine di raggiungere una pace solida, duratura, che garantisca la giustizia sociale e la non reiterazione del conflitto;

3.  esprime l’auspicio che i negoziati si concludano nel prossimo futuro, non appena sia stato concordato tutto ciò che riguarda il risarcimento alle vittime e la giustizia;

4.  lancia un appello per un rapido accordo su un cessate il fuoco bilaterale tra il governo e le FARC, in modo da creare un clima favorevole all’accordo definitivo, come hanno proposto varie espressioni del movimento sociale colombiano;

5.  chiede sia al governo che alle FARC di rinunciare all’uso della violenza e delle armi nell'azione politica e di difendere le loro idee e aspirazioni attraverso le regole democratiche e il rispetto dello Stato di diritto;

6.  riconosce il grande sforzo politico compiuto e la perseveranza dimostrata sia dal governo colombiano che dalle FARC, e l’importante ruolo delle organizzazioni delle vittime e dei movimenti sociali che sono riusciti a ravvicinare posizioni antagoniste e a creare progressivamente uno spazio d'impegno che ha consentito il progresso dei negoziati di pace;

7.  lancia un appello affinché il processo in corso si estenda all’ELN (l'Esercito di liberazione nazionale) o si instauri, se del caso, un processo negoziale parallelo;

8.  ribadisce la sua convinzione che questo processo di pace deve coinvolgere l’intero popolo colombiano e che devono parteciparvi non solo le due parti negoziatrici ma anche i movimenti sociali colombiani;

9.  riconosce altresì l’importante ruolo svolto da Cuba e dalla Norvegia come paesi garanti e dal Cile e dal Venezuela come paesi che accompagnano il processo di pace;

10.  ritiene che, sebbene un accordo tra il governo e le FARC sia una condizione fondamentale e ineludibile per giungere alla pace nel paese, il conflitto sia molto più profondo di uno scontro tra guerriglia e governo, e che per ottenere davvero la pace nel paese saranno necessarie molte misure volte a ridurre le diseguaglianze e a rafforzare una cultura di pace dopo il conflitto;

11.  esprime preoccupazione per il protrarsi delle violenze paramilitari in complicità con le élite economiche del paese e con imprese multinazionali straniere, anche europee; insiste sulla necessità di smantellare il paramilitarismo in Colombia come elemento imprescindibile per il raggiungimento della pace;

12.  ricorda allo Stato colombiano la sua responsabilità di proteggere la popolazione e in particolare gli attivisti dei movimenti sociali e politici, i sindacalisti e i difensori dei diritti umani di fronte alle minacce a cui sono esposti per la loro attività;

13.  esorta tutte le forze colombiane e le organizzazioni e i movimenti sociali a prestare tutta la loro collaborazione per il ripristino di una convivenza basata sulla riconciliazione;

14.  plaude alla decisione di concedere un’ampia amnistia o indulto per i reati politici e reati connessi aventi relazione con il conflitto, e invita il governo colombiano a emanare una legge che definisca chiaramente la portata dei reati comuni e faccia chiarezza anche su altri reati comuni come il narcotraffico e i suoi legami con i crimini politici;

15.  rileva con soddisfazione che, essendo esclusi da ogni amnistia o indulto i delitti contro l’umanità e di genocidio e i gravi crimini di guerra, l'accordo è conforme al diritto penale e umanitario internazionale e agli strumenti e norme internazionali applicabili in materia di diritti umani;

16.  considera indispensabile che le sanzioni inflitte agli autori dei crimini contribuiscano a realizzare l’obiettivo del risarcimento alle vittime e della riconciliazione politica; sostiene quindi l’idea di creare meccanismi di giustizia riparativa per i responsabili di gravi crimini che riconoscono la verità e le responsabilità, in modo che possano contribuire al risarcimento delle vittime e ristabiliscano i loro legami con la comunità;

17.  ribadisce la sua ricusazione dell’accordo commerciale multilaterale tra l’UE da una parte e la Colombia e il Perù dall'altra in quanto non apporta benefici ai popoli ma, al contrario, comporta l'aumento degli espropri e dell'impoverimento delle classi popolari colombiane, nonché della persecuzione dei sindacalisti e dei leader contadini; ritiene che tale accordo debba essere realmente condizionato al rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto, come prevede il suo articolo 1, il che non avviene;

18.  ritiene che qualsiasi sostegno finanziario dell’UE al processo di pace debba essere subordinato a due condizioni: la firma effettiva di un accordo globale di pace e l’istituzione di meccanismi di verifica internazionale della sua effettiva attuazione;

19.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Presidenza di turno dell’UE, all’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana, all’UNASUR e alla CELAC, e al governo e al Congresso della Repubblica di Colombia.